In morte di un maestro di vita
Sono passate solo poche ore dall’arrivo della triste notizia. Giusto il tempo per asciugare le prime lacrime. Gigi Sanna se ne sta seduto in disparte, a testa bassa, davanti a un foglio bianco che riflette le immagini di una giornata funesta... Gli Istentales erano ancora in viaggio, quella mattina del 7 ottobre 2002, sull’intercity che da Roma li portava a Napoli per il Festival partenopeo, quando il cellulare di Luca ha preso a squillare. Dall’altro capo il manager Nino Fais, rimasto in Sardegna, a Tonara: «Pierangelo Bertoli se n’è andato per sempre». Il silenzio è piombato come una cappa pesante sul formicolio della stazione ferroviaria.
E l’inquietudine delle intricate strade cittadine è passata lontana dagli sguardi bagnati dei quattro di Barbagia. Così quando arriva la sera e tutti si ritrovano nella calma dell’Isolotto di San Martino, il regno di famiglia della cantante Anna Calemme, di fronte alle magie di Procida, Ischia e Capri, la musica che suona non riesce a fermare il flusso continuo dei ricordi.

Sembrano lottare per sfuggire alle lacrime, Luciano, Sandro e Luca, ma l’emiliano di Sassuolo è lì con loro. Lui, il cantautore che voleva portare i nuoresi a Sanremo, era malato da tempo e gli Istentales sapevano bene che il tocco dell’ultima campana stava per arrivare. Ed è arrivata, dal Policlinico di Modena. Inesorabile. Tanto che ora anche l’incanto chiuso nella «Cueva del Mar», la misteriosa «grotta del mare», è rotto miseramente. Non resta che riascoltare la voce di Bertoli, sentita appena cinque giorni prima dai fili di una cornetta, e lasciarsi andare, con la barba ancora umida, nello sfogo che passa lungo una penna solitaria. E’ Gigi che piega la testa e scrive…

Napoli, 07 ottobre 2002
«E adesso che farò, non so che dire, che ho freddo come quando stavo solo… ». Così il mio maestro Pierangelo iniziava i suoi concerti, raccontando le sue e le nostre esperienze quotidiane. Un uomo semplice, umile e altruista, amante sincero della nostra Sardegna.
E’ andato via in silenzio, come se non volesse disturbare i suoi amici di sempre, quel popolo che lo ha sempre sostenuto, quella gente che ha sempre creduto in lui, un maestro di vita, un guerriero «a muso duro».

Chi oserà più cantare le sue canzoni con quell’espressione che solo chi le sente dal cuore può cantare? Chi potrà mai ridarci il sorriso che regalava a tutta la gente che lo stava ad ascoltare? Chi lo potrà mai dimenticare?

A stento riesco a tenere le lacrime e a raccontare i migliori anni della mia vita dopo aver conosciuto lui, il maestro delle nostre utopie, l’uomo in cui credevo, colui che sicuramente ha aiutato a formare la mia vita e anche quella del gruppo. Io a quest’uomo devo tanto. L’unica amarezza che di certo mi trascinerò dietro per tutta la vita è il non essere andato a visitarlo prima di morire, ma forse lui non avrebbe voluto, da uomo duro di sempre non avrebbe accettato che il suo compagno sardo lo vedesse così, un Bertoli malato, un poeta stanco.

Passo le mie giornate senza tante fantasie ripensando ai suoi consigli saggi, al bagaglio di esperienza che mi ha regalato. Non potrò mai dimenticare il grande sogno che mi raccontò quando morì Fabrizio De Andrè: avrebbe voluto fare un video dove Bertoli, De Andrè, Guccini e De Gregori erano seduti attorno a un tavolino di un bar, a raccontare le loro storie per farci capire i cambiamenti drastici che le nuove generazioni, incuranti del passato, affrontano. Avrebbe solo voluto ma… non ha potuto.

Vorrei continuare a parlarvi di questo grande uomo, ma la mia tristezza è così forte che anche la penna si rifiuta di continuare a scrivere. Voglio soltanto ricordarlo come era, chiudendo con le ultime parole che ha detto alla moglie Bruna: «Io sto andando via… amore mio».

Per sempre vostro.

Gigi Sanna
Istentales

Nei giorni seguenti, la lettera di Gigi viene pubblicata dai quotidiani La Nuova Sardegna e L’Unione Sarda. E mentre gli Istentales sono impegnati assieme ad Anna Calemme nelle prove al Palapartenope di Napoli, a Milano e a Roma sorridono i «grandi imprenditori serpenti», in cerca di «affari giganti». Fioccano le telefonate senza pietà alcuna e strani contratti di edizione per strane compilation vengono offerti dai discografici al gruppo che per ultimo ha accompagnato l’avventura musicale di Pierangelo Bertoli. Ma i quattro barbaricini tengono duro e vincono. Non solo la quinta edizione del Festival di Napoli, a lui dedicata così come all’amico Paolo di Berchidda. Vincono soprattutto contro chi si nutre di «corpi morenti». L’avevano già cantato con il maestro di Sassuolo, in Viene per noi, dopo le esperienze di Promissas e di Non potho reposare. E loro, gli Istentales, mantengono la parola e lasciano che quel «vecchio soldato» muoia in santa pace. Anche dopo il tocco dell’ultimo round.
Pierangelo Bertoli
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